martedì 17 febbraio 2015

In Libia ci vorrebbe un nuovo Italo Balbo

Ciao a tutti, con oggi ricomincerò a pubblicare regolarmente su questo blog pensieri personali, opinioni altrui e cose tecniche. Non voglio più essere limitato ad un singolo argomento ma desidero riprendere ed ampliare quanto iniziato al tempo della nascita di "The Happiness First".
Per alcuni argomenti che verranno trattati, il titolo del blog sarà certamente inopportuno e ridicolo ma credo che conti maggiormente il contenuto e la discussione che ne segue.

L'articolo di oggi prende spunto dal post pubblicato su "Il Giornale OFF" da Giacomo Petrella trattando un argomento, quasi al limite dello scandalo, quali il colonialismo italiano in Libia.
Sappiamo tutti che, almeno nella fase di soppressione delle rivolte delle tribù libiche, gli italiani non si sono comportati bene. Abbiamo avuto anche noi i nostri campi di concentramento e agito in modo crudele verso chi si ribellava all'occupazione italiana, ma è anche vero che, nel period di governo di Italo Balbo, le cose sono cambiate (vedi Wikipedia).

Ammodernamento delle città creando infrastrutture, creazione di villaggi agricoli dove libici ed italiani, musulmani e cristiani, vivevano e lavoravano fianco a fianco senza pregiudizi ma con la voglia di fare e creare qualcosa di bello.

La storia ci insegna che tutta la buona volontà del mondo non basta, che manìe di grandezza e miopia politica portano a conseguenze drammatiche quali guerra e dittature anche peggiori.

Allo stato attuale non credo che l'Italia sia pronta ad una guerra in Libia, non tanto i militari quanto la mancanza di una vera identità nazionale, che non vuol dire fascista, e la coscienza reale del pericolo a cui si va incontro se non si interviene presto e in modo massiccio sul territorio della "quarta sponda".

La cosa che maggiormente mi rattrista è la certa perdita di tempo e tutta quella pletora di radical chic che, nel nome di una falsa democrazia e libertà faranno in modo di non farci smentire una definizione vecchia di 70 anni ovvero che l'Italia è il ventre molle d'Europa.

Ora vi lascio leggere il post in tranquillità, lo trovate a questo link. Buona lettura