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giovedì 26 maggio 2011

5 a 2 ovvero cinque nuovi posti per 2 cancellati. Questo è Internet

Riprendo un articolo apparso su Il Corriere della Sera del 24.05.2011 a firma Massimo Sideri e rilanciato in Rete da tanti altri appassionati. Nella speranza di non annoiarvi vi lascio alla lettura di questo pezzo.

Un risultato l’e-G8 parigino lo ha già portato a casa: per la prima volta, grazie a uno studio commissionato a McKinsey che sarà reso pubblico oggi e che il Corriere ha potuto analizzare in anticipo, è stato misurato l’impatto di internet sul Prodotto interno lordo globale. Considerando gli otto Grandi oltre a Cina, India, Brasile, Svezia e Corea del Sud (pari al 70%circa dell’economia mondiale), internet ha prodotto nel 2009 1.376 miliardi di dollari, pari al 3,4%del Pil dei 13 Paesi. Utilizzando inoltre le stime di penetrazione del digitale anche nel resto del mondo il risultato sale a 1.672 miliardi (2,9%della ricchezza mondiale prodotta nello stesso anno). «La consideriamo un’importante quantificazione di quanto pesi internet guardando insieme ai consumi privati, agli investimenti privati, alla spesa pubblica e alla bilancia commerciale» spiega Guido Frisiani, direttore McKinsey ed esperto di internet e media per il Mediterraneo. Il risultato più sorprendente è quello della Svezia, un caso scuola che i rappresentanti del settore pubblico e del settore privato italiani dovrebbero andare a studiare da vicino. Il paese scandinavo con il 6,3%del Pil digitale nel 2009, pur non avendo aziende come Google, Apple o Microsoft, ha superato di gran lunga il 3,8%degli Usa. Stoccolma 1, Silicon Valley 0. L’Italia, di contro, non brilla con un 1,7%. Il gap rimane ampio. Nel G8 solo la Russia fa peggio. La Svezia è importante perché il risultato è stato ottenuto grazie al contributo pubblico. «Il fenomeno svedese — spiega Frisiani — è stato catalizzato dallo Stato ma non in termini di spesa (solo il 10%del 6,3%è stato spinto dalla spesa pubblica, con un peso percentualmente inferiore al 17%sul totale della voce pubblica italiana, ndr). Il governo ha saputo spingere internet portandolo nelle scuole, insegnando l’economia digitale alle aziende con meno di dieci dipendenti, costruendo una broadband capillare. Anche i servizi di e-government sono stati importanti» , ma il punto è che non si tratta di fare pagare Pantalone. Tra i risultati ottenuti grazie alle 4.800 interviste fatte in Europa, ce ne sono almeno due che sfatano dei miti importanti: è vero che l’economia digitale sta distruggendo posti di lavoro? No: per la prima volta McKinsey è riuscita a misurare l’impatto netto del conflitto in atto tra vecchie e nuove forze dell’industria. Per ogni posto di lavoro effettivamente perso Internet ne produce 2,5. Cinque posti nuovi per ogni due persi. È il dilemma della Emi: alla crisi della musica tradizionale fa da contraltare la creazione di nuovi posti di lavoro sempre nella musica ma in altre società come la Apple. «Non è un passaggio privo di ripercussioni sociali, ma il saldo netto è positivo» conclude Frisiani. Altro mito da smontare: il web produce ricchezza per i player della Silicon Valley e dell’information technology in generale. Anche qui i numeri sono altri: solo un quarto di questa ricchezza digitale attiene al settore. Mentre i tre quarti riguardano quelli tradizionali. Un dato confermato, da un diverso punto di vista, anche dal fatto che le piccole e medie aziende che hanno creduto nel web hanno raddoppiato la crescita. Micro-investimenti che ripagano gli imprenditori più dinamici, perché internet è soprattutto una
questione di mentalità e cultura.





Fonte: Massimo Sideri - Corriere della Sera del 24.05.2011

mercoledì 26 maggio 2010

A un passo dal disastro !

Domenica 23 maggio sarebbe potuto accadere l'irreparabile. Un tranquilllo giorno, come tanti altri, anzi no. In effetti la mattina si è svolta tranquilla per bimba e compagna, io come sempre in giro a cercare di sistemare i decoder a casa di mia mamma, comprarmi qualcosa da mangiare a base di Kamut e un regalino.
Si, perché la "bestia" (vedi Rebecca V.) era stata in vitata da una sua compagna d'asilo a festeggiare il compleanno in una ludoteca vicino casa.
Pomeriggio caldo, bimba che si diverte alla stragrande, corre su e giù per tutte le strutture e si stanca, ride e gioca... Tutto stupendo.
Si rientra a casa, ci si comincia a sistemare, la mamma prende la figlia (che ovviamente non vuole) e la mette in "lavatrice". Strilli, strepiti e scherzi vari e il bagno si libera.
mentre sto pasticciando in cucina registro nella mia mente le parole "attenta, se vai sul balcone resta ferma al sole e niente di più". Il pensiero viene parcheggiato in uno degli infiniti angoli della mia testa.
Metto il portatile in stand-by, lo appoggio alla mensola e mentre esco dalla cucina mi viene da affacciarmi nella camera da letto...
Rebecca V. era salita sul muretto del balcone e stava mettendosi in piedi !!! Siamo al sesto piano, la chiamo quasi urlanddo, il tono fermo e lei si pietrifica e scende dal muretto. L'ho afferrata per un braccio e le ho fatto il sedere rosso. Ovviamente piange, la madre arriva chiedendo cosa fosse successo e il perché della "battuta" spiegazione veloce e la spedisco in cucina.
Rebecca V. è sul letto che, ovviamente, si massaggia il sedere e mi guarda. non realizza il pericolo che ha appena corso, provo a spiegarlo nel modo più semplice possibile. Forse capisce, forse no.
Ancora adesso ho negli occhil'immagine di lei che si aggrappa alla ringhiera per sollevarsi in piedi, nel momento in cui l'ho vista mi rendo conto che le parole che avevo sentito e messe via mi sono tornate immediatamente alla memoria. Forse il mio "istinto" mi ha fatto fare una cosa che magari avrei ritardato rispetto al momento in cui mi sono affacciato.
Fatto sta che per rafforzare il sentimento del "non lo farò più" ho chiesto alle maestre dell'asilo di organizzare qualche cosa perché capisse, ma anche gli altri bimbi e bimbe, a cosa stava andando incontro.
Speriamo che abbia recepito il messaggio.

PS. Rebecca Valentina ha 3anni e 9 mesi