sabato 11 febbraio 2012

Foibe: un massacro nel nome della politica


Un nuovo giorno della Memoria, un nuovo tentativo di far ricordare una strage effettuata non nel nome della Liberazione del suolo Patrio (comunque opinabile in quanto strage) quanto nel tentativo di cancellare qualsiasi tipo di opposizione politica all'annessione di territori alla nascente Jugoslavia del Generale Tito.

Perché dallo sciagurato 8 settembre 1943 (per me una nuova Caporetto), dove una monarchia codarda e un pugno di generali altrettanto vigliacchi, ha lasciato senza ordini e in balìa delle truppe germaniche una massa enorme di soldati e ufficiali oltre a tutto l'apparato civile per la gestione dei territori occupati, una parte di questi hanno colto l'occasione e l'opportunità di manifestare apertamente la loro avversione al fascismo pur non essendo comunisti.

E' bene ricordare che la guerra partigiana in Italia non è stata solo appannaggio del Partito Comunista Italiano, un gran numero di reparti dell'Esercito, anche se a ranghi ridotti a causa delle defezioni, si sono dati alla macchia ovunque, dagli Appennini alle Alpi contribuendo alla liberazione dei territori. Altri si sono arresi alla truppe alleate e dopo essere state riorganizzati alla bene e meglio, con materiale del Regio Esercito recuperato in tutto il Sud Italia, vennero mandati all'assalto di Montelungo per sfondare le linee difensive tedesche. Fu un massacro ma alla fine conquistarono il loro obbiettivo. Anche i partiti politici fino ad allora nascosti si sono ripresentati e loro stessi hanno creato gruppi combattenti che poi, in maggioranza, sono confluiti nel CLN (Comitato di Liberazione Nazionale). Questo è accaduto in Italia.

Ma nei territori occupati?

Ci fu il massacro di Cefalonia-Corfù, e tanti altri fatti legati al disarmo del Regio Esercito da parte dei Tedeschi che, una volta catturati i militari li inviavano nei campi di concentramento per usarli come forza lavoro nell'Organizzazione Todt.
In Jugoslavia ci furono reparti italiani che affiancarono le truppe di Tito e, fino al momento in cui fecero comodo furono usati e poi... Poi si pensò ad un sistema pratico per togliere qualsiasi tipo di opposizione nei territori che il generale Tito voleva occupare, ben oltre gli accordi stabiliti dalle potenze alleate, grazie anche al peso della URSS di Stalin e al collaborazionismo di Palmiro Togliatti dal 1945 al 1948.
Qualcuno si ricordò dell'esistenza di questi pozzi carsici, profondi, nei quali si poteva gettare qualunque cosa, persone comprese, e farle sparire completamente dalla faccia della terra. Questo è stato fatto ma la memoria dei sopravvissuti non poteva essere cancellata.
Oltre 350.000 persone vennero scacciate dai territori dell'allora Venezia-Giulia e Dalmazia, trattate come assassini ed invasori anche se vivevano in quei territori da generazioni e pressoché ignorati in Italia, questo fu l'esodo istriano, una macchia per la neonata Repubblica Italiana.

Per risolvere la questione della memoria dei sopravvissuti si iniziò una sistematica campagna politica e di disinformazione e tutto fu negato oppure banalmente ridotto a faide contro ex-fascisti e collaborazionisti, delle banali vendette.
Si è dovuto aspettare la caduta del Comunismo con l'abbattimento del muro di Berlino per ritrovare la forza e gli spazi per riproporre questo eccidio alle porte di Trieste. Nelle foibe sono stati uccisi membri di partiti anti-fascisti, del CLN, militari della Guardia di Finanza che in più di una occasione avevano aiutato i partigiani ma anche carabinieri e civili innocenti solo perché italiani. Era sufficiente che si manifestasse la propria italianità per essere arrestati e scomparire.

Riporto un passo di una intervista del 1991 rilasciata da Milovan Gilas:

« Ricordo che nel 1946 io ed Edward Kardelj andammo in Istria a organizzare la propaganda anti-italiana. Si trattava di dimostrare alla commissione alleata che quelle terre erano jugoslave e non italiane: predisponemmo manifestazioni con striscioni e bandiere.

Ma non era vero? (domanda del giornalista)

Certo che non era vero. O meglio lo era solo in parte, perché in realtà gli italiani erano la maggioranza nei centri abitati, anche se non nei villaggi. Bisognava dunque indurli ad andare via con pressioni d'ogni genere. Così ci venne detto e così fu fatto. »

(Milovan Gilas - Panorama, 21 luglio 1991)

Penso che anche questa data debba essere ricordata e magari ci si dovrebbe ricordare anche di ogni evento legato ad eccidi e genocidi come le purghe staliniane che fecero poco meno di 800mila vittime dichiarate ma si stimano, in realtà, in quasi 5 milioni, dal  1931 al 1953.

Per concludere allego il link al sito della Lega Nazionale di Trieste, custode del monumento nazionale della Foiba di Basovizza (clicca qui). Per onestà intellettuale sarebbe opportuno leggere e riflettere.

La storia ci dovrebbe insegnare a non ripetere gli stessi errori, l'uomo ci insegna che ha la memoria corta, la politica ci insegna che può manipolarci approfittando della nostra ignoranza della storia.

PS. Per tanti anni lo Stato italiano ha provveduto alle pensioni dei partigiani che avevano infoibato centinaia, se non migliaia, di italiani del Venezia-Giulia e Dalmazia. Tutto questo nonostante fossero ben chiare le responsabilità e le denunce fatte dagli esuli istriani ovviamente ignorate dall'ipocrisia della politica.