venerdì 10 giugno 2011

Quanto ancora conviene laurearsi (in Italia) ?

In Italia si riescono ad ottenere posti migliori (pochi) mentre a livello europeo c'è maggiore possibilità occupazionale. Interessante anteprima della ricerca Isfol. Buona lettura.


Conviene ancora laurearsi?


L’Italia rallenta, incespica sull’occupazione e cade miseramente sulla produzione di laureati. Nel 2009, solo due anni fa, l’Eurostat dichiarava che la percentuale di laureati tra i 25 e i 65 anni in Italia era esattamente la metà rispetto alla media europea. Oggi la fotografia scattata dall’Isfol, che ha rilasciato in anticipo alcuni risultati relativi ad un progetto di ricerca ancora in corso, evidenzia che i tassi di occupazione italiani sono di ben 6 punti percentuali inferiori alla media europea. Una notizia che certo non stupisce, quella che conferma la maglia nera per il Belpaese sul fronte dell’occupazione. Una “generazione che salta”, questa è la definizione data ai giovani italiani condannati alla nullatenenza da un sistema paese che ha perso la rotta, che disinveste in cultura, ricerca e sviluppo, alla mercé di un futuro incerto.

Mettendo da parte il pessimismo che caratterizza questi tempi è certo che investire nella propria istruzione continua ad essere una scelta premiante per i giovani italiani, anche se meno che nel passato. I laureati accedono a retribuzioni più elevate rispetto ai diplomati e possono vantare un tasso di occupazione maggiore. Tuttavia questo divario si accorcia nel tempo, e sono sempre più numerose le defezioni accademiche rispetto al passato e soprattutto rispetto agli altri paesi comunitari. Per capire come è cambiata la situazione basti pensare che nel 2000 l’occupazione dei laureati in Italia era pari all’81% contro l’82,3% della media comunitaria mentre nel 2010, solo dieci anni più tardi, lo stesso tasso di occupazione che rimane pressoché immutato in Europa, scende in Italia di ben 4,6 punti percentuali. [...]

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Fonte: Fabrizio Trevisi per PMI-dome